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07/06/2019

Arte e moda: un binomio imprescindibile

di Beatrice Muciaccia


Se il mondo della moda è spesso associato a frivolezza e superficialità, l’arte invece richiama immediatamente concetti come cultura e valore; è facile dunque che la moda e l’arte nell’immaginario comune appaiano come due mondi paralleli, incapaci di incontrarsi ed estremamente distanti, ma in realtà il legame tra i due è quanto mai significativo.

Da sempre le classi aristocratiche e le èlites economiche incentivano la produzione artistico-culturale e al contempo dettano le mode del loro tempo: tra gli esempi più insigni, i signori di Firenze, i Medici, che sostennero numerosi artisti al fine di arricchire di prestigio la loro casata o, avvicinandoci ai giorni nostri, Peggy Guggenheim, mecenate e collezionista dei più grandi artisti del secolo scorso.

Il binomio arte-moda si esprime ai massimi livelli con le avanguardie del Novecento: basti pensare per esempio ai capi della collezione autunno-inverno degli anni ’60 di Yves Saint Laurent, di ispirazione chiaramente costruttivista o ad Elsa Schiapparelli, l’inventrice del rosa shocking, che strinse con Salvador Dalì un prezioso sodalizio da cui nacquero il famoso abito con l’aragosta e il cappello-scarpa, definendo per sempre lo stile incongruo, surrealista ed unico di entrambi.

Negli anni il rapporto si è rafforzato moltissimo, se prima si basava esclusivamente su una sponsorizzazione o un supporto economico occasionale ora si può parlare di sistematizzazione del rapporto grazie alla costituzione di fondazioni, che non solo promuovono arte e cultura ma sostengono anche giovani e promettenti artisti, come nel caso di Fondazione Furla che dal 2000 premia giovani talenti emergenti.

Oggi Investire nell’arte è diventata una prassi comune per le grandi aziende di moda, le quali rivestono a tutti gli effetti il ruolo dei mecenati moderni. Le case di moda, in Italia e all’estero, sono infatti tra i promotori culturali più attivi grazie all’impegno delle loro fondazioni.

L’attenzione e la sensibilità crescente per le tematiche di corporate social responsibility hanno avviato una nuova concezione del ruolo di impresa tale da valorizzare in modo sistematico il patrimonio artistico-culturale del nostro paese.

È in quest’ottica che le fondazioni da una parte fungono da strumento di dialogo tra azienda e territorio, esaltando la propria cultura aziendale e raccontando l’immaginario del brand come nel caso del Museo Ferragamo di Firenze, dall’altra invece concorrono alla promozione della cultura in senso più ampio, attraverso la creazione di spazi espositivi, collezioni d’arte ed installazioni come ad esempio la Fondazione Prada, che da anni attrae un numero molto elevato di visitatori da tutto il mondo.

Il fenomeno delle fondazioni di moda si sviluppa dunque principalmente perseguendo due finalità: per autocelebrazione e valorizzazione della storia e dei prodotti della propria casa di moda oppure aspirando a legittimarsi come poli artistico-culturali e spazi creativi.

E’ evidente come i brand del lusso aspirino a rivestire un ruolo sempre più attivo nel contesto in cui operano, organizzando attività ed eventi di altissimo livello artistico, divenendo sempre più dei veri e propri catalizzatori culturali. Oltrepassando i confini nazionali, l’esempio che balza immediatamente alla mente è la Fondazione Louis Vuitton che all’interno del massiccio veliero d’acciaio (già di per sé un’opera d’arte) ospita un ampio auditorium, undici gallerie permanenti ed ampi spazi espositivi.

La sinergia tra arte e moda (e lusso in senso ampio) diviene quindi una partnership strategica a tutti gli effetti, in grado di creare crescita non solo economica ma anche socio-culturale. Ecco quindi come i due mondi si contaminano a vicenda in un circolo vizioso che ha come denominatore comune l’impegno per raggiungere eccellenza, unicità e bellezza in tutte le sue forme.

 

Fonte della foto: youmanist.it

 

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