di Anna Druda


Ha sicuramente lasciato a bocca aperta tutti leggere il prezzo a cui è stato venduto il quadretto di Cimabue che un’anziana – ignara – signora ha tenuto per decenni nella sua cucina o ascoltare al telegiornale la cifra per cui è stata battuta all’asta la più recente opera di un famoso artista e writer contemporaneo, eppure…è un fatto: quello dell’arte è un mercato floridissimo e redditizio ma anche pieno di insidie.

Il motivo è presto detto: il rischio di essere truffati e acquistare un falso è sempre in agguato e la prospettiva di avere tra le mani un solo piccolo oggetto dal valore inestimabile è appetibile per malfattori e disonesti.

I furti d’arte sono, infatti, piuttosto frequenti e il loro valore unitario raggiunge e – quasi sempre – supera quello delle rapine in banca.

Le stime più parche gli attribuiscono un peso economico che si aggira tra i 4 e i 6 miliardi di dollari in tutto il mondo e il valore dei “guadagni” dei furti d’arte sono superati soltanto dal traffico di droga, dal riciclaggio di denaro e dal commercio di armi.

Purtroppo, la natura stessa del mercato regolare dell’arte non favorisce il contrasto a queste pratiche essendo scarsamente regolamentato: sono frequenti le transazioni anonime e non sempre i furti sono denunciati tempestivamente, giacché proprio i derubati preferiscono tacere le notizie nella speranza di essere contattati, senza clamori, dai malviventi per un riscatto; è facile capire come questo ritardo influisca negativamente sulle indagini.

Quali sono i Paesi più colpiti da questo fenomeno?

Come insegna la storia, tra razzie e saccheggi, il caos delle guerre fornisce la copertura ideale per rubare opere d’arte, dunque le Nazioni colpite da conflitti offrono le circostanze migliori ai criminali che ambiscono a bottini di questa sorta. Alla luce di ciò, è immediato concludere che Iraq, Afghanistan, Siria e Libia si trovino alle prime posizioni, seguono altri sette Paesi, i più frequentati dai rapinatori di opere d’arte, e sono tutti europei: Francia, Austria, Germania, Ucraina, Romania, Bielorussia e Serbia.

La ragione è semplice: il nostro continente è, per ragioni storiche, non solo il più ricco di opere d’arte, in termini numerici, ma anche uno dei mercati principali.

La sorprendente assenza del colosso statunitense, presente invece tra i mercati più ambiti per questo tipo di refurtiva, è spiegata dall’efficiente sistema di protezione e recupero delle opere trafugate che gli stessi Stati Uniti hanno saputo approntare.

Quali pezzi d’arte prediligono i ladri?

Grazie ai dati dell’Interpol, l’Organizzazione Internazionale delle polizie criminali con 192 Paesi membri, è possibile tracciare un’immagine nitida dei pezzi più rubati: sculture e dipinti costituiscono la netta maggioranza delle opere rubate; vero è che questa preferenza può essere attribuita alla prevalenza numerica di queste tra le opere d’arte ma è altrettanto realistico rilevare che sculture e dipinti sono i manufatti in grado di far guadagnare le cifre più alte sul mercato nero dell’arte.

Molto popolari tra i ladri risultano essere anche le armi antiche, particolarmente se impreziosite da gioielli, come scudi decorativi e pugnali ingioiellati; ciò che rende queste opere bersagli privilegiati è la loro doppia valenza: il valore dell’opera in sé e il valore materiale delle pietre preziose, che vengono vendute separatamente e delle quali è più facile far perdere, così, le tracce, con il danno ulteriore di danneggiare irreparabilmente l’opera stessa.

Chiudiamo con uno sguardo ad alcuni celebri e odissiaci furti, conclusisi, fortunatamente, con il recupero:

“LA GIOCONDA” – Nel 1911, un imbianchino italiano, Vincenzo Peruggia, riuscì a sottrarre dal museo più famoso del mondo, il Louvre di Parigi, uno dei capolavori più amati e studiati della storia dell’arte mondiale, la Gioconda di Leonardo. Il giovane aveva lavorato al museo e sapeva come eluderne la sorveglianza: si nascose in uno sgabuzzino e poi, uscitone, s’appropriò del dipinto, lo nascose nel cappotto e se ne andò, indisturbato. Lo staff del Museo si accorse della scomparsa della Monna Lisa soltanto la mattina seguente e fece immediatamente scattare le indagini: Peruggia fu scoperto e l’opera recuperata, ma tornò al proprio posto solamente due anni più tardi.

L'”URLO” E LA “MADONNA” DI MUNCH – Nel 2004 due uomini armati irruppero nel museo di Edvard Munch a Oslo. Alla presenza di moltissimi visitatori attoniti, staccarono dalla parete due quadri del famoso artista: una versione dell'”Urlo” e la “Madonna”. La polizia riuscì poi a recuperare le opere, ma l'”Urlo” aveva subito danni tali che non fu possibile restaurarlo completamente.

IL REMBRANDT ‘TAKEAWAY’ – Il ritratto di Jacob de Gheyn III di Rembrandt (1632) si è meritato il soprannome di “takeaway” per un motivo che ha dell’incredibile: di dimensioni ridotte, il quadro è esposto alla Dulwich Picture Gallery ed è stato rubato ben quattro volte: nel 1966, 1973, 1981 e 1986.