di Alice Sbrogiò


Il teatro è una forma di riunione della comunità che si è evoluta nei secoli, fin dalle rappresentazioni nell’antica Grecia attorno  al VI secolo a.C. Ha sostenuto diversi cambiamenti di ruoli, spazio, protagonisti, dinamiche. Verso dove sta andando, quindi, il teatro contemporaneo? Qual è il ruolo del teatro al giorno d’oggi in un’era così fortemente digitalizzata? Perché rimane un fattore importante nelle nostre vite? Cosa lo rende insostituibile?

Vi sono innanzitutto due elementi fondamentali che caratterizzano il teatro: lo spazio fisico, infatti il teatro è condivisione di spazio, per esempio lo spazio pubblico, e il tempo, poiché il teatro accade nel qui e nell’ora, investiamo una parte del tempo della nostra vita nella visione e partecipazione della rappresentazione teatrale.

Nel teatro postmoderno l’elemento dello spazio gioca un ruolo fondamentale, infatti alle più tradizionali forme teatrali che si svolgono all’interno di un teatro, si affiancano forme di teatro site specific, che portano la rappresentazione teatrale in spazi quotidiani della realtà. Ogni performance o intervento è pensata e creata per inserirsi in un luogo specifico. L’interazione con l’ambiente circostante è stretta e fa riferimento a tutti gli aspetti della sua identità, dalla storia all’architettura, dalla struttura spaziale alla cultura.

La performance di “DOM, l’uomo che camminarappresenta un esempio di queste nuove forme di rappresentazione teatrale. Lo spettatore infatti in quest’opera è invitato a seguire un uomo che cammina per la città e i suoi confini urbani, ed ecco che il teatro in questo processo impegnativo che dura circa 4 ore si trasforma in un confine tra realtà e finzione, tra comprensione e spaesamento. Lo spettatore ripercorre luoghi che conosce, alcuni li frequenta abitualmente. Eppure come ci racconta la voce dell’uomo che cammina “ci hanno abituato talmente tanto ad osservare, che non siamo più nemmeno capaci di vedere” ma ecco che gli stessi fattori inscritti  in un contesto teatrale assumono un altro significato, si è presi dalla curiosità, si riflette a un livello più profondo sulla realtà, cosa è reale e quali sono invece gli attori che si inseriscono in una routine che potrebbe essere quotidiana? Così  il teatro ci invita ad aprire gli occhi, a focalizzarci sulla realtà ed interrogarci, spezza la nostra incessante routine quotidiana e ci invita al sorprenderci nella realtà che conosciamo ma a cui spesso non prestiamo attenzione, portandoci alla riflessione e alla meraviglia. Vuole ricordarci quanto il mondo sia complesso, dando voci ad aspetti della realtà che nella quotidianità non riescono ad emergere. La performance di DOM è un invito all’utilizzo dello sguardo e al prestare attenzione, la camminata lenta ci permette di guardarci intorno e posare lo sguardo su un dettaglio, una situazione, una persona, un animale, guidati esclusivamente dalla nostra curiosità. Seguire la figura dell’uomo che cammina solleva lo spettatore dalla preoccupazione riguardo la meta e la strada da percorrere, ci pone in una posizione di spettatore che nonostante la fatica durante l’ultima parte del percorso vuole guardare e prestare attenzione alla performance,  vivendo un’esperienza intima e personale con la città. 

Sperimentando queste nuove forme di performance, potremo uscire dalla passività quotidiana e guardare con occhi nuovi la realtà. Il teatro ci ricorda quanto sia diventato rivoluzionario prendersi del tempo senza cercare uno scopo immediato, ma per vagare, a piedi e spiritualmente, coscienti che la meraviglia è ovunque, basta rivolgere il giusto sguardo a ciò che ci circonda.