Skip links

09/11/2018

Imprenditoria giovanile nel mercato dell’arte: l’intervista a Tommaso Calabro

di Laura Melani


Classe 1990, Tommaso Calabro rappresenta un interessantissimo esempio di imprenditoria giovanile nel settore artistico-culturale in Italia. La sua è una storia di coraggio e profonda passione per l’arte. La Galleria Tommaso Calabro ha aperto le porte il 15 settembre 2018 in Piazza San Sepolcro a Milano con una mostra omaggio al gallerista italiano Carlo Cardazzo e a due artisti di notevole rilievo da lui ammirati –  Cy Twombly e Tancredi Parmeggiani.
Culturit ha intervistato il giovane gallerista.

Da dove è nata la tua passione per l’arte e per il mercato dell’arte?
La mia passione per l’arte, ma in particolar modo per il mercato dell’arte, deriva dal contesto in cui sono cresciuto: mio nonno aveva una piccola galleria a Feltre, la mia città natale. Era una galleria che vendeva principalmente opere grafiche (litografie, stampe, etc.), anche se talvolta vi si trovava qualche olio ed opere più importanti. Crescendo e passando molto tempo con lui nel suo studio, mi sono appassionato prima al mercato dell’arte e poi all’arte stessa. La mia fortuna è stata quella di capire molto presto cosa volevo fare nella vita e cioè quello che sto facendo adesso, il gallerista. Di conseguenza ho impostato tutto il mio ciclo di studi, così come le mie esperienze, in base a questo mio desiderio.

Il tuo percorso di studio e lavoro si è svolto tra l’Italia e l’estero, raccontaci la tua esperienza e il perché delle tue scelte.
Ho studiato Economia e Management per Arte e Cultura all’Università Bocconi di Milano e successivamente mi sono specializzato a Londra presso il Courtauld Institute of Art. Quando ho scelto di frequentare un’università italiana e in seguito di andare all’estero per un Master, ho tenuto conto del fatto che ci sono università che, oltre a prepararti in maniera egregia, hanno dei rapporti con il mondo del lavoro che sono migliori e più forti di altre. Infatti, sia durante il mio ciclo di studi che successivamente, ho fatto varie esperienze di stage sia all’estero, a Istanbul, che in Italia, a Venezia. Il mio primo lavoro è stato da Sotheby’s a Milano. In seguito, sono andato a Londra per dirigere la galleria d’arte Nahmad Projects. Dopo circa quattro anni di esperienza, ho deciso di tornare in Italia ed aprire una mia attività. Sono contento e soddisfatto di essermi messo alla prova “da solo”, indipendentemente dagli altri.

Quali sono, secondo te, le maggiori differenze nei meccanismi del settore dell’arte in Italia e all’estero?
In termini di confronto Italia-estero, il discorso dipende fortemente dal contesto, che è legato al differente rapporto domanda-offerta e presenta peculiarità che variano da un paese all’altro. Il collezionismo di opere d’arte, soprattutto se contemporanee, richiede delle grandi capacità economiche che non sempre si riscontrano in certe zone d’Italia. Londra, invece, per questioni fiscali e non solo, ha un’altra concentrazione di persone con disponibilità economiche e potere di acquisto maggiore. Tuttavia, nonostante l’Italia soffra di diversi problemi a livello strutturale, spesso i privati riescono a portare quella creatività e quella imprenditorialità benefica per il tessuto territoriale. A Milano ci sono tante imprese e attività creative, istituzioni private e fondazioni che hanno permesso alla città, nel corso degli ultimi anni, di diventare un punto di riferimento nel mondo dell’arte e del mercato dell’arte. Inoltre, nel capoluogo lombardo ho trovato lo spazio che cercavo – anti white cube – e che non avrei sicuramente trovato all’estero.

Quali credi siano i fattori più importanti per avere successo nel mondo dell’arte?
Ci sono due aspetti fondamentali da tenere in considerazione, uno accademico e l’altro “sociale”. E’ importante studiare storia dell’arte per saper leggere e “vendere” un bene specifico, quello artistico. Io per esempio, ho scelto di studiare l’Ottocento pur sapendo che, alla fine del percorso accademico, mi sarei dedicato all’arte del dopoguerra e contemporanea. Tuttavia, studiare quel periodo storico mi ha permesso di sviluppare al meglio la mia capacità critica di guardare le cose e di leggere un’opera d’arte. Ovviamente, di pari passo, va coltivato l’aspetto umano e sociale in quanto il mondo dell’arte è un mondo relativamente piccolo. Per avere successo in questo mondo, è necessario entrarvi all’interno il prima possibile attraverso diverse esperienze e stage formativi.

C’è un consiglio finale che daresti ai giovani che vorrebbero intraprendere un percorso simile al tuo?
Al di là delle conoscenze e competenze, è necessario avere e sviluppare un’attitudine essenziale: l’attitudine al rischio. Se si vuol essere imprenditori, non basta il duro lavoro o l’essere di per sé coraggiosi ma è necessario essere consci che per avere certi risultati occorre correre certi rischi. Se uno non rischia non può ottenere risultati. Avere quindi l’attitudine al rischio è secondo me importantissimo per ogni imprenditore e rappresenta ciò che si deve ritrovare al di là delle specifiche capacità.

Reader Interactions

0 Progetti
[addtoany]
Ripensare la cultura di domani. Paolo Petrocelli lo spiega alla Culturit University di Venezia
Intervista alle giovani curatrici di ArtEmergente: Ilaria Sola e Ottavia Villani
Quando da una sconfitta si trae il meglio. Andrea Visconti, ideatore di Sinba, racconta luci e ombre della sua esperienza da startupper.
Sei un universitario?
Inizia a fare pratica su progetti reali
Sei un professionista?
Contribuisci ai nostri progetti ed eventi
Sei una realtà culturale?
Contattaci per scoprire cosa Culturit può fare per te

Rimani aggiornato

Iscriviti alla newsletter