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17/05/2019

Intervista a Eleonora Voltolina: “LA REPUBBLICA DEGLI STAGISTI”, il mondo dello stage e del lavoro in Italia in un servizio che ha a cuore i giovani e i loro diritti

di Arianna Meregalli


Nella cornice formativa della sesta edizione della Culturit University dal titolo “Non è un Paese per Giovani”, tenutosi a Milano il 30 e il 31 marzo, la dottoressa Eleonora Voltolina è stata relatrice d’eccezione di questo evento: giornalista e scrittrice nonché fondatrice della “Repubblica degli Stagisti”, una testata online indipendente che approfondisce il tema del lavoro e in particolare dello stage in Italia, aiutando con utili strumenti i giovani che si affacciano sul mondo lavorativo e riunendo aziende virtuose nei confronti degli stessi stagisti. A dieci anni dalla fondazione della “Repubblica degli Stagisti”, abbiamo intervistato Eleonora Voltolina sulla mission del suo progetto, obiettivi raggiunti e battaglie per il futuro.

Perché creare la “Repubblica degli Stagisti”? Da che necessità nasce questo progetto?

L’idea è nata perché mi sono accorta che lo stage veniva usato troppo spesso come unica e obbligatoria porta di ingresso per il mondo del lavoro ma che non garantiva praticamente nessun diritto. È sicuramente vero che c’era un vantaggio effettivo nella formazione del giovane che svolgeva uno stage, però c’era anche il rischio concreto che lo stage diventasse il modo di avere manodopera gratuita.

Mentre facevo la scuola di giornalismo – ho frequentato il 15esimo biennio dell’IFG De Martino di Milano – mi ero resa conto che la mia passione giornalistica era il mercato del lavoro, così ho creato inizialmente un blog che trattasse questo tema. Poi nel 2009 ho deciso di fare una scommessa e di renderlo una vera e propria attività professionale, coinvolgendo altre persone per tenere viva questa “Repubblica degli Stagisti”, trovando aziende che aderissero al nostro network, creando policy e proposte politiche; tutto questo per migliorare tutti insieme il mondo del lavoro. Questa è di fatto la mission della “Repubblica degli Stagisti”.

Lo stage è sfruttamento oppure un’opportunità?

Lo stage è sempre stato uno strumento neutro: cambia a seconda di come viene utilizzato. La sua qualità dipende dai contenuti del progetto formativo, dall’impegno, dalla serietà e dalla responsabilità del soggetto promotore, del soggetto ospitante e anche, in una certa percentuale, dalla volontà e dall’impegno dello stagista stesso. Da strumento neutro può diventare strumento positivo, anzi a volte ottimo, ma anche all’estremo opposto un incubo per tutti i soggetti coinvolti.

Quali i risultati ottenuti fino ad adesso e quali i progetti per il futuro?

In questi dieci anni abbiamo portato avanti molte battaglie: la prima e più importante è stata quella contro gli stage gratuiti. Infatti, cinque anni fa, in Italia sono cambiate le normative sui tirocini extracurricolari: è stata introdotta una serie di diritti per gli stagisti, tra cui anche il diritto a ricevere un’indennità mensile, il cui importo cambia da regione a regione. È stata per noi una grande vittoria, ma il nostro lavoro continua poiché manca ancora un compenso garantito per gli stage curricolari: un minimo di copertura economica è necessaria perché un tirocinio ha comunque sempre dei costi per chi lo svolge.

La dignità di uno stage non sta però solo nella sostenibilità economica e per questo motivo stiamo portando avanti altre battaglie su diversi punti di policy. Ad esempio, noi siamo contrari ad utilizzare lo stage per persone over 30, mentre ad oggi ci sono stage che vengono utilizzati anche su persone over 50: questo utilizzo dello strumento del tirocinio è sbagliato, malsano e lede la dignità del lavoratore.

Sul vostro sito permettere alle aziende che “rispettano” gli stagisti, di pubblicare degli annunci. Quali sono i criteri che un’azienda deve rispettare?

Innanzitutto, noi abbiamo un nostro manifesto dei valori, chiamato “Carta dei Diritti dello Stagista” che abbiamo elaborato nel 2009, e che descrive lo “stage ideale”, cioè quali garanzie dovrebbero essere assicurate a ogni giovane in stage. In parallelo abbiamo creato l’ “RDS network”, composto da aziende che decidono di abbracciare la nostra causa; noi chiediamo loro, per prima cosa, di garantire un dignitoso rimborso spese agli stagisti, anche curricolari, nonostante non vi sia ancora una normativa a riguardo.

Oltre al criterio della remunerazione, è anche fondamentale il criterio della trasparenza. Questo significa che ogni azienda che entra a far parte del nostro network una volta all’anno deve fornirci i dati su quanti stagisti ha preso l’anno prima, quanti ne ha poi assunti, con quale tipologia di contratto, quanti giovani ha assunto anche senza passare attraverso lo stage, se ha dei ragazzi in alternanza scuola-lavoro. Tutte queste informazioni vengono poi rese disponibili sul sito a chiunque e con la massima trasparenza in modo tale che i giovani che cercano lavoro abbiano delle informazioni preziose per valutare le diverse proposte.

Cosa ne pensa sulla notizia relativamente recente degli stage adesso obbligatoriamente retribuiti presso il Parlamento Europeo?

Una bellissima notizia! E diciamo anche: frutto di un lungo e prezioso lavoro da parte di Brando Benifei, un europarlamentare giovane che ha deciso di farsi carico di questo problema. Come poteva in effetti il Parlamento Europeo, che promuove e sostiene stage di qualità, avere ancora al suo interno degli stagisti che non ricevevano un emolumento per il tempo e l’impegno dedicato allo stage? Benifei ha quindi costruito una proposta, diventata poi un regolamento che a breve entrerà in vigore vietando completamente gli stage gratuiti dentro l’Europarlamento, in modo tale che esso sia di esempio per tutta l’Europa.

Voi vi definite “eticamente realisti”, in che senso?

In Italia, in generale, c’è molto pudore e ipocrisia sui soldi, per cui una cosa può essere buona ed etica solo se è gratuita. In realtà non è così e la gratuità a volte è un’arma a doppio taglio perché tende a far dimenticare il valore delle cose. Sono quindi stata assolutamente realista strutturando la “Repubblica degli Stagisti” come una Srl per rimanere indipendente, senza dover elemosinare finanziamenti pubblici che possono sparire da un anno all’altro.

Ho messo dunque sul mercato un servizio eticamente responsabile, cioè un servizio che ha un forte valore etico che mira al cambiamento della società. Come “Repubblica degli Stagisti” ci rivolgiamo ad aziende piccole, medie e grandi che possono essere interessate a questo tipo di visibilità e soprattutto a far conoscere ai giovani il loro impegno sul tema dell’occupazione giovanile di qualità. Chiedendo loro una quota di adesione annuale ci garantiamo una sostenibilità economica che ci permette di offrire ai nostri giovani lettori un servizio di informazione giornalistica gratuito e di pagare correttamente tutti i nostri collaboratori, coerentemente con la missione di cui ci facciamo promotori.

Cosa consiglierebbe ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro?

Io dico sempre: “conoscere per deliberare”, quindi ai giovani consiglio di documentarsi molto e dedicare attenzione e tempo a leggere siti e libri, informarsi sulle tipologie contrattuali, sui diritti che cambiano anche molto a seconda del contratto: per esempio non tutti ancora sanno che lo stage non è un contratto di lavoro! È utile andare a seminari, dibattiti, presentazioni di libri sul tema dell’occupazione giovanile, sfruttare i “Carrier Day” universitari per entrare in contatto con le aziende. E preziose possono essere le esperienze all’estero, dunque i programmi come Erasmus+, il Servizio Volontario europeo, sono cose da conoscere e tenere d’occhio. Il mio consiglio ai giovani è quindi quello di essere proattivi e non aspettare che l’occasione arrivi ma andarsela a cercare, e soprattutto essere preparati nel momento in cui l’opportunità giusta arriverà.

 

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