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29/05/2019

Il lavoro culturale in sei film

di Giulia Margherita Bernardi


“La cultura al lavoro” è la 14ª rassegna cinematografica proposta dal corso di laurea magistrale in Gestione dell’organizzazione e del territorio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento. Iniziata l’11 marzo 2019 e terminata il 15 aprile, ogni lunedì nell’aula Kessler dello stesso Dipartimento sono stati proiettati sei film molto diversi fra loro, ma legati dal filo rosso del lavoro culturale nelle sue varie sfaccettature. Da sempre queste rassegne sul tema del lavoro sono aperte e rivolte soprattutto agli studenti, ma anche a docenti, ricercatori e al personale dell’Università di Trento. L’obiettivo di queste non è solo approfondire un tema molto delicato quale è il lavoro, ma anche riflettere e comprendere come esso sia cambiato negli anni e, di conseguenza, come abbia influenzato la società.

Organizzato ogni anno da Rino Fasol, Barbara Poggio, Annalisa Murgia, Elisa Bellé, Francesco Miele, Anna Carreri e Marco Segabinazzi, dall’anno accademico 2005/2006 questo gruppo ha proposto svariati punti di vista sul tema del lavoro: il “Lavoro che c’è e il lavoro che non c’è”, “Ai confini del lavoro”, “Legami al lavoro”, il “Lavoro che non si vede”, “Lavori che vanno, lavori che vengono”, “R/Esistenze al lavoro”, il “Lavoro non riconosciuto”, il “Lavoro ai tempi della crisi”, “Lavoro tossico”, “Sotto controllo”, “Research and revolution?”, “Lavoro ai margini” e “Corpi al lavoro”.

La rassegna di quest’anno “La cultura al lavoro” si è aperta con il film “Sbatti il mostro in prima pagina” (1972, Italia), pellicola che apre gli occhi sul mondo giornalistico e sulla manipolazione delle informazioni, che purtroppo può influenzare negativamente la società, mostrando come la cultura possa essere piegata anche per fini poco chiari. Il 18 marzo invece con “Il cittadino illustre” (2016, Argentina/Spagna) si è voluto approfondire il rapporto conflittuale tra l’accettazione e il rifiuto delle proprie origini culturali, portando il protagonista premio Nobel per la letteratura a una crisi interiore. “Monsieur Lazhar” (2011, Canada), nome del maestro straniero protagonista, invece, ha affrontato il tema della diversità delle varie culture del mondo, di come queste possano riuscire a trovare un punto di contatto conoscendosi, fino ad arrivare ad accettarsi, integrarsi e arricchirsi l’una con l’altra. Il 1° aprile è stato proiettato “Alla ricerca di Van Gogh” (2016, Cina/Paesi Bassi), documentario sulla vita di un pittore che vive in un villaggio cinese la cui fortuna è produrre artigianalmente, ma a ritmi di fabbrica, copie delle opere di Van Gogh. Il pittore-copista in viaggio ad Amsterdam comprenderà come il suo lavoro e quello del resto del villaggio siano sottopagati dai committenti che, con stupore, provengono per la maggior parte dalla capitale olandese. “Frances Ha” (2012, USA) ha portato sullo schermo uno spaccato della vita di una ballerina quasi trentenne che insegue, senza successo, il suo sogno di quando era bambina. Pur di riuscire a realizzarsi la protagonista non demorde, cambiando tanti appartamenti e altrettanti lavori e senza sentirsi costretta dagli obblighi sociali, come quello di trovare un lavoro stabile anche se non le piace. Il 15 aprile la rassegna si è chiusa con il film “The Square” (2017, Svezia, Germania, Francia, Danimarca; Palma d’Oro a Cannes), che ha messo a confronto le differenze abissali che si possono creare in una stessa città metropolitana e tra i suoi stessi abitanti: in centro la bella vita, gli svariati eventi culturali a cui molti partecipano solo per apparenza; in periferia la povertà e la monotonia della quotidianità.

Il percorso di questa rassegna offre spunti di riflessione su un mondo, quello del lavoro culturale, che si conosce solo superficialmente, ma che nel profondo presenta situazioni come lo sfruttamento e la passione, la dimostrazione sociale e la tenacia, la conoscenza e la manipolazione.

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