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Irene Fontolan
20/02/2017

Da ‘ospitare cultura’ a ‘generare cultura’: nuove tendenze e strategie

di Erica Francesconi e Martina Fraioli


Culturit Venezia ha partecipato, lo scorso 8 febbraio, al convegno “Ospitare Cultura” presso la location veneziana di Ca’ Sagredo. Si è focalizzata l’attenzione sui nuovi processi creativi che si stanno mettendo in atto tanto nei luoghi tradizionalmente deputati a ‘ospitare cultura’, quanto in quegli spazi meno tradizionali, ma sempre più impegnati nel generare cultura, come ad esempio le aree espositive di Fondazioni private. Il dibattito aperto dalla docente Monica Calcagno, è stato soprattutto il frutto del lavoro di ricerca su imprese e innovazione che si sta portando avanti presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari.

A riflettere sulle nuove forme di partecipazione nel settore culturale è stata Isabella Collavizza, storica dell’arte e ricercatrice presso Ca’ Foscari, la quale ha sottolineato come, sia nel pubblico che nel privato, i luoghi ospitanti cultura dovrebbero essere soprattutto “attivatori di processi e generatori di nuove reti e nuovi sistemi di comunicazione”. Se da un lato i musei pubblici sono sempre più aperti a nuovi contenuti e alla partecipazione di nuovi attori, dall’altro lato è la presenza dei privati a esser cresciuta: non più soltanto sponsor, ma anche attori coinvolti in progetti scientifici e in programmi pluriennali di mostre (come le Fondazioni Prada, Ferragamo e Chanel).

Nicole Moolhuijsen, libero professionista nel settore museale e assegnista di ricerca presso Ca’ Foscari in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, ha esaminato le nuove modalità di comunicare la cultura e di relazionarsi con i pubblici. L’Inghilterra è sicuramente all’avanguardia in materia di linguaggi di comunicazione museale, come il British Museum, ma recentemente anche in Italia si sta cominciando a comprendere che dietro l’esposizione delle collezioni deve esserci un lavoro sinergico di diverse figure professionali e non solo da parte di storici dell’arte. Gli studi su pubblici e visitatori sono quindi fondamentali per poter “reinterpretare la cultura e raccontare storie nuove”.

Evoluzione del digitale e costruzione di esperienze engaging per i visitatori sono stati i temi trattati da Daniela Pavan, consulente aziendale e assegnista di ricerca presso Ca’ Foscari. È stato messo in luce come, da dati recenti, risulti che i musei italiani ancora non sfruttino tutte le potenzialità fornite dagli strumenti tecnologici per coinvolgere a pieno i pubblici: l’uso della tecnologia tocca infatti solo i siti web e l’impiego di social media e newsletter. Si sente, quindi, la necessità di mettere a punto nuove e più complesse strategie di marketing per far “sentire i visitatori parte di una storia”, come al Rijksmuseum di Amsterdam. Alla domanda se la tecnologia sia ormai diventata indispensabile, Daniela Pavan risponde ricordando che il valore dell’arte si sta trasformando in valore culturale: “Vogliamo essere cittadini o consumatori? Vogliamo sapere o comprare? Si tratta di capacità di scegliere e di trovare un equilibrio. La tecnologia non è la soluzione ma il mezzo per raggiungere gli obiettivi preposti e soddisfare i target di riferimento”.

In merito allo sviluppo di questi progetti di ricerca, hanno espresso una considerazione anche le aziende partner coinvolte. Sara Boatto, curatore junior dell’Archivio Storico Rubelli, ha raccontato di come l’azienda omonima, nata a fine ‘800, abbia di recente sviluppato la necessità di aprire al pubblico lo storico archivio tessile, comprendendo l’importanza di far conoscere la storia e la cultura del prodotto. Questo è un esempio di cambiamento importante all’interno delle imprese, dove i patrimoni aziendali diventano oggetto di fenomeni di musealizzazione.

In seconda battuta è intervenuto Nicola Fuochi, librario proprietario de “Il libro con gli stivali” a Mestre, una libreria per ragazzi promotrice di cultura e pratiche teatrali. Nicola si rivolge soprattutto alle nuove generazioni, definendosi un promotore di lettura. Si è posto l’obiettivo di occuparsi di narrazioni, consapevole delle difficoltà di interazione con alcuni pubblici, motivo per il quale ora sta svolgendo un lavoro più complesso: creare un senso di comunità all’interno del territorio coinvolgendo le famiglie in virtù del fatto che la comunità è un organismo culturale.

In ultima battuta è intervenuta Marigusta Lazzari, Direttrice della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, che si è soffermata sulla recente decisione di creare l’Ufficio Sviluppo all’interno del Museo. Una svolta che ha creato un certo scompiglio, ma che è stata una scelta necessaria per rispondere all’esigenza di reperire nuove risorse utilizzando lo spazio del palazzo, le partnership e le membership, oltre alla formazione specifica dei volontari per garantire servizi più efficienti ai visitatori e fruitori abituali.

Presente tra il pubblico anche la nuova Direttrice del M.A.C.Lab di Ca’ Foscari, Maria Lusiani ha sottolineato alcune tematiche emerse dall’incontro, ovvero la necessità di elementi importanti quali l’interpretazione e la narrazione, che insieme si possono riassumere con il termine “profondità”. Quando si parla di cultura la dimensione della profondità è essenziale e andrebbe re-inserita nei percorsi universitari proposti in ambito manageriale, poiché è una componente che si sta tralasciando a favore di un approccio più economico, quando in verità rappresentano due facce della stessa medaglia.

Grazie agli approfonditi interventi di ricercatrici ed esperti del settore, i membri del team hanno portato alla nostra associazione tanti spunti interessanti su cui riflettere.


 

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